L’anima tigrata


L’anima tigrata


L’Âme tigrée
si pone come coerente sviluppo dell’ermeneutica durandiana. I cinque capitoli di cui si compone il testo costituiscono un originale tentativo di tematizzare la costitutiva pluralità dell’anthropos e della sua Psyché. Nel primo capitolo Durand si confronta con Bachelard, mostrando come quest’ultimo, inizialmente partigiano della purezza del discorso scientifico contro le “illusioni” dell’immaginario, si sia progressivamente reso conto del carattere fallimentare di tale impresa: anche il dato scientifico più obiettivo è originariamente impregnato di un’aura simbolico-immaginaria, che immette sapiens entro un regime poeticomitico, dipartimento antropologico più essenziale d’un pensiero che si configura come arida scienza senza coscienza. Nel secondo capitolo l’Autore applica le sue categorie strutturali d’indagine alla nozione di polarità magnetica, istituendo un originale parallelo tra metodo aperto e plurale dell’antropologia e sperimentazione scientifica. Nel terzo capitolo si analizzano le strutture drammatiche dell’immaginario sociale. Nel quarto l’Autore istituisce un parallelo tra l’ermeneutica ricoeuriana e lo strutturalismo di Lévi-Strauss; oltre a una preziosa descrizione dello status quaestionis della querelle dello strutturalismo, s’avanza qui un’originale lettura della stessa, cui s’accompagna una denuncia di limiti e criticità dei due approcci, e una proposta di possibile, fruttuosa contaminazione. Il quinto capitolo propone una “mitocritica” di Psyché. Occultata e rimossa nel secolo dei lumi, la sposa di Amore è invece più presente che mai. Il lato d’ombra e opacità che inquieta coscienze “chiare e distinte” costituisce una dimensione antropologica che lo studioso rivendica con forza, e che riconosce come operativa fin nel cuore della società più demistificante sogni, immagini e follie umane.

Gilbert Durand (1921-2012), discepolo di Gaston Bachelard, Henry Corbin, Roger Bastide, insieme ai suoi maestri è stato uno dei maggiori studiosi di simbolo, mito e immaginario del secolo XIX. Il suo lavoro più conosciuto, tradotto in oltre 18 lingue, Le strutture antropologiche dell’immaginario. Introduzione all’archetipologia generale, segna un passaggio decisivo negli studi sul simbolo, proseguendo nella direzione indicata da pionieri come E. Cassirer. Con C.G. Jung è stato uno dei grandi protagonisti e animatori del circolo Eranos.

Davide Navarria, Catania 1984. Nel 2014 consegue un dottorato di ricerca in antropologia religiosa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I suoi interessi vertono sulla questione del sacro, del religioso e del simbolico, con particolare riferimento alla società dei consumi e ai fenomeni culturali a essa connessi. Tra le sue pubblicazioni, La scena chiusa. L’idolo come pervertimento del dramma umano, in M. Doni (a cura di), Disgusto e desiderio. Enciclopedia dell’osceno, Milano 2015; Simvoličeskaja antropologija. Religioznij čelovjek i ego opit’ sveščennogo, Kiev 2015; Introduzione all’antropologia simbolica. Eliade, Durand, Ries, Milano 2015.

Sottotitolo I plurali di Psyché
ISBN 978-88-5753-716-0
Pagine 258
Data di pubblicazione 2017
Autore Gilbert Durand
A cura di Davide Navarria
Collana Abraxas
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